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Per tutto il mese di marzo, i nuovi e luminosi spazi dell'Aurum di Pescara hanno ospitato la mostra Antonio Zimei. I cromatismi dell'animo.
Per le classi dell'Istituto Eugenia Ravasco abbiamo organizzato quattro visite guidate all'esposizione e, in seguito ad ognuna, un laboratorio mediante il quale approfondire l'arte di Antonio Zimei e, allo stesso tempo, sollecitare la creatività e l'immaginazione personale.

Antonio Zimei non era semplicemente un pittore e nella sua vita ha diretto la sua energia esplosiva non solo verso le materie artistiche. Dopo gli studi in architettura, ha cercato di approfondire le passioni che più gli appartenevano realizzando molti progetti nei più svariati ambiti. Quando volge il suo interesse alla pittura, studia la Storia dell'Arte e approfondisce quelle espressioni artistiche nelle quali riconosce una visione del mondo a lui più affine. Nelle sue tele -come nei dipinti su ceramica o nelle sculture- sono evidenti i richiami alla forma e alla spazialità cubista, ma nell'impostazione del disegno non manca un chiaro riferimento alla progettazione architettonica. Sono quest'ultimi i temi che abbiamo voluto approfondire nell'attività proposta.
Durante il laboratorio, quindi, ogni classe (tutte IV elementari eccetto una I media), ha recuperato le riflessioni e le osservazioni fatte durante la visita -specialmente sul cromatismo e la composizione formale dei ritratti- per leggere e re-interpretare una delle quattro opere da noi selezionate tra quelle esposte.
L'attività consisteva nella s-composizione di un dipinto di Zimei per poterne evidenziare così le forme e le diverse parti cromatiche (già nettamente distinte dai contorni che l'artista era solito marcare) e successivamente, con questi ritagli, comporre un nuovo ritratto. I colori delle forme utilizzate come quelli del cartoncino (il loro supporto) sono scelti dai bambini in riferimento al soggetto da loro rappresentato.
Al termine dell'attività abbiamo voluto coinvolgere, inoltre, i ragazzi nell'allestimento dei loro lavori, esposti su una parete della Sala Cascella per una settimana, il tempo previsto fino al laboratorio successivo. In questo modo si è cercato di portare la loro attenzione anche sulle diverse operazioni e le numerose persone che sono necessarie alla realizzazione di un evento espositivo.


