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Benvenuti nel blog di e-collective, associazione culturale impegnata nella promozione di progetti ed eventi artistico-educativi e nella mediazione del patrimonio culturale. E' attiva su tutto il territorio italiano.

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L' impronta ecologica, o della "decrescita serena"

(foto: Marialuna Maresca)


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“Se si prende come indice del”peso” ambientale del nostro stile di vita “l’ impronta ecologica” che questo ha in termini di spazio bioproduttivo necessario, si ottengono risultati insostenibili dal punto di vista di carico della biosfera.”

 (Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena)

 

Il nostro stile di vita lascia un’ impronta indelebile sulla terra. Così come la nostra presenza trasforma l’ ambiente in cui viviamo, viceversa l’ ambiente agisce su di noi, proprio come qualsiasi altro essere vivente, animale o vegetale.

Intendendo il corpo come “corpo vegetale”, ovvero come luogo aperto, al centro dell’ incontro tra l’ uomo e la terra, abbiamo incentrato il nostro progetto fotografico sull’ analogia tra l’ uomo e la pianta, il piedi e le radici.

I piedi ricevono tutto il carico del corpo, la cui energia fluisce verso il basso; la terra in cambio rimanda l’ energia attraverso i piedi, dove risiede la fonte della nostra forza. Di qui l’ espressione “avere i piedi per terra”, in inglese “grounding”. Proprio come le radici, che in modo analogo assolvono a una duplice funzione: quella di ancoraggio e quella di assorbimento di sostanze vitali dal terreno.

Non a caso uno dei gesti più comuni per scaricare le tensioni e ritrovare il contatto con la natura è camminare a piedi scalzi, cosa molto comune, anzi vera e propria abitudine per gli abitanti dell’ isola di Stromboli, dove abbiamo scelto di realizzare il nostro progetto.

L’ isola (resa famosa dall’ omonimo film di Roberto Rossellini e ancor prima da Jules Verne che ha scelto di ambientarvi il finale del romanzo Viaggio al centro della Terra) è caratterizzata da uno stile di vita fatto di saggezza antica e profondo rispetto per il potere della natura.

Il rapporto privilegiato e atavico che lega gli isolani al vulcano ha ispirato questo progetto accompagnato da una serie di riflessioni sul nostro modo di abitare la terra e di consumarne l’ energia e le risorse. La tendenza dei paesi cosiddetti “sviluppati” è infatti quella di appropriarsi di uno spazio bioproduttivo fuori misura, gravando così sull’ intera Biosfera.

Abbiamo dunque scelto di pesare simbolicamente questo carico eccessivo, proprio a partire dall’ unità di misura antropometrica per eccellenza: il piede.

 

  • Lo spazio bioproduttivo consumato pro capite dalla popolazione mondiale è in media di 2,2 ettari. Ma il sentiero di una civiltà sostenibile, richiederebbe di limitarsi a 1,8 ettari.
  • Un cittadino degli Stati Uniti consuma 9,6 ettari di spazio bioproduttivo (cioè utile per nostra riproduzione), un canadese 7,2, un europeo 4,5, un francese 5,26, un italiano 3,8, un africano 0,2.
  • L’ umanità consuma circa il 30% in più della capacità di rigenerazione della biosfera. Se tutti vivessero come i francesi ci vorrebbero 3 pianeti, e se tutti vivessero come gli americani 6!
  • L’ uomo trasforma le risorse in rifiuti più rapidamente di quanto la natura sia in grado di trasformare questi rifiuti in nuove risorse:

-      bisogna distruggere un ettaro di bosco per produrre una tonnellata di pasta di                soia

-      ogni volta che bruciamo un litro di benzina abbiamo bisogno di 5 m² di foresta                per assorbire il CO2.

 


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